Nausicaa – L’altra Odissea, nelle parole di Gianna Lai.

“I piedi nell’acqua, il pensiero appresso ai suoni e alle voci che il mare porta da terre lontane, non risponde ai richiami delle donne, mentre si spinge verso il largo a incontrare il volto del naufrago, sballottato dalle onde. E nell’atmosfera resa impalpabile dal verde-blu dell’acqua, che attira fortemente verso l’ignoto, prende corpo la storia di Nausicaa. E acquistano significato le figure del Palazzo reale, tutte tese verso le narrazioni dello sconosciuto, e le loro invocazioni e richiami agli dei, per aver avuto pietà dello straniero. C’è, al centro della storia, Odisseo che racconta e Nausica che sembra rivivere quelle vicende, tanto si sente attratta dal modo di narrare dello straniero. E poi gli altri personaggi e i loro dialoghi con l’ospite, e i commenti, le interruzioni meravigliate del re, l’invidia per le cose strabilianti che Odisseo ha visto. E le domande dirette di Nausicaa, che inducono l’ospite a scoprirsi, a definirsi attraverso il ‘desiderio di fare esperienza dei vizi e delle virtù degli uomini’, e attraverso l’orgoglio, per essere stato chiamato a comandare l’armata più grande che ci sia. La storia prende corpo nelle parole e nello sguardo di Odisseo, posato sulle immagini delle navi e delle vele spinte dal vento, e sulla Reggia ritenuta fino ad allora inespugnabile. E sul Cavallo di legno, che sembra irrompere, più vicino, più lontano, come se noi questo racconto non l’avessimo mai sentito. Ma è davvero storia nuova e sconosciuta, da scoprire man mano nella narrazione di Bepi Vigna e di Andrea Serio, nelle parole e nelle immagini che si fondono insieme e si intrecciano con grande originalità. E che possono, talvolta, fare a meno l’una dell’altra, quando a parlare sono solo la dinamicità delle figure e il fascinoso movimento dei personaggi, così stilizzatati e così vitali. Viene rappresentata in questo modo, senza parole, come si diceva un tempo, Nausicaa che piange durante il racconto delle morti e della fine di Troia, già in bilico il suo cuore tra le ombre di una vita violenta e piena di pericoli, e la bellezza dello sguardo di Odisseo. Così ancora, solo per immagini, il sogno della festa, quando il giavellotto che colpisce fa nascere un fiore rosso nel corpo della ragazza. Così l’attacco di Odisseo al gigante con un occhio solo, nell’antro vicino alla riva. Così il canto delle sirene nello sfondo azzurro del mare. Così la notte d’amore nel Palazzo del re, fra la giovane principessa e lo straniero. Ma se è il narrare a tener desti gli ospiti, nell’attesa del momento in cui si riprendono i meravigliosi racconti, niente può essere celato del mondo e della storia vissuta, le creature grandi come montagne, gli incantesimi, gli amplessi, i dolori dell’esistenza. E di come Circe, debba arrendersi di fronte all’amore di Odisseo per il navigare, e di come si perse, il protagonista, nell’avventura dei luoghi preclusi ai viventi, provocando la morte di tutti i suoi uomini.  In questa forma sapevamo, noi lettori, conclusa la storia. Ma non può essere la stessa cosa per Nausicaa, spinta dall’amore, e dal desiderio di sapere, a cercare ancora Odisseo in quel mare, così azzurro quando è sereno, blù se periglioso. E così fortemente in contrasto col rosso-arancio, solare e rassicurante della Reggia in cui è vissuta, dell’abito che ora lei indossa, sempre composta e dignitosa nella persona. Altre donne, altri uomini, chissà, altri inganni, in mezzo a terre sconosciute, come se dovesse a tutti i costi ripercorrere luoghi già percorsi nella mente degli uomini. Perchè questa giovane donna emancipata, quasi ragazza dei giorni nostri, così fascinosamete imbevuta della cultura del suo tempo, ama in maniera diversa. E’ processo di crescita l’esperienza sentimentale che nasce ascoltando le storie di Odisseo, e che la allontana per sempre dall’isola, ormai inutile involucro di un’adolescenza conclusa. Smesso già da tempo l’abito celeste, che non la rendeva diversa dalle sue accompagnatrici, all’inizio della storia, il viaggio diviene metafora di una ricerca infinita, di scelte e decisioni da prendere man mano che la vita si dispiega. Di una matura consapevolezza, quasi preannunciata all’inizio del libro ‘nell’incanto delle onde del mare, nel rumore dei flutti’. E poesia diviene l’estrema sintesi di questo linguaggio dei sentimenti, delle passioni, delle cose. E se si fa asciutta l’espressione, è per non togliere al lettore la libertà di immaginare, oltre le immagini contenute nel libro, oltre le parole che lo compongono e che lo fanno bello.”

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